La nostra Patria Europa

20 Giugno 1950

Jean Monnet e Robert Schuman, con Jacques de Bourbon-Busset, vicedirettore del gabinetto del Ministro degli Affari Esteri francese durante la sessione di apertura dei negoziati intergovernativi per l'attuazione del Piano Schuman (Photothèque des communautés européenne, inventaire de la Fondation Jean Monnet pour l'Europe).
Alcide De Gasperi e Konrad Adenauer.
Paolo Emilio Taviani con Monnet.

Verso la Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio

Il 3 giugno 1950, venne pubblicato il comunicato che raccoglieva l’adesione di Francia, Repubblica Federale di Germania, Italia, Belgio, Olanda e Lussemburgo al progetto francese per la creazione di una comunità del carbone e dell’acciaio. Il 20 giugno, ebbe inizio al Quai d’Orsay la “Conferenza per il Piano Schuman” presieduta da Jean Monnet. In quel giorno, la Repubblica Federale di Germania tornava ad essere partner a pieno titolo di un negoziato a livello internazionale.

L’Italia si presentò alle trattative con istruzioni chiare da parte del governo: «Nel Piano Schuman – scriveva Sforza – noi ravvisiamo il primo serio tentativo di avere nell’Europa moderna un’autorità supernazionale. Ciò, in una colla possibilità di eliminare una volta per sempre quel dissidio franco-tedesco che fu causa di tante guerre, costituisce una delle maggiori garanzie del momento attuale. L’Italia, che ha tutto da guadagnare dalla pace e tutto da rischiare colla guerra, deve favorire quanto più può il piano Schuman». Il governo di Roma aveva quindi ben compreso l’importanza della posta in gioco, sia dal punto di vista politico, che economico.

Alla guida della delegazione italiana fu nominato Paolo Emilio Taviani, un esponente di spicco della DC, vicino ad Alcide De Gasperi. Altrettanto vicino, ma al Cancelliere Konrad Adenauer, era Walter Hallstein, a capo della rappresentanza tedesca.

De Gasperi condivideva con Adenauer l’idea che ogni accordo economico-industriale aveva bisogno di un inquadramento politico, di cui l’economia era un veicolo indispensabi­le per il mantenimento della pace: «L’unità si fa con l’Esercito o con la moneta». La figlia di De Gasperi, Maria Romana, ricorda che, sul tema della formazione di un mercato comune e delle ragioni dell’atteggiamento favorevole dell’Italia di fronte a questo problema, il padre «appoggiava con entusiasmo un mercato co­mune europeo e non voleva che si considerasse l’atteggiamento dell’Italia verso questa prima attività comunitaria una posizione di pura con­venienza, solo perché avrebbe risolto parte dei propri problemi economici. Accanto alla giu­stizia sociale e a un miglioramento economico egli voleva vedere il consolidarsi delle libertà politiche nella difesa del sistema democratico». La correlazione indispensabile tra integrazione economica e integrazione politica venne illustrata da De Gasperi anche nel suo intervento alla Conferenza del Movimento Europea del 4 luglio a Roma.

«Non è vero che la nostra limitatezza di mezzi sia la ragione fondamentale del nostro atteggiamento favorevole alla creazione dell’Europa unita. Non si creda che la formazione di un mercato europeo composto di paesi ricchi di materie prime e più progrediti di attrezzature industriali non rappresenti anche per noi un rischio e un complesso di difficoltà da superare. […] Ogni sforzo deve essere fatto per disciplinare con giustizia la produzione e la distribuzione, ma si illude chi crede, con ciò solo, di eliminare il pericolo comunista. Alla giustizia sociale, che è relativa alla situazione delle varie economie, bisogna aggiungere – anzi far precedere – il sentimento, il postulato e il consolidamento delle libertà politiche, in una parola: la difesa del sistema democratico. Questa è la premessa indispensabile e assoluta per tutti i popoli; questo è il problema principale dell’unità europea. Allo stesso modo è il problema della difesa atlantica e della salvezza del mondo libero. Facciamo dunque ogni sforzo verso la giustizia sociale, addestriamoci nel faticoso cammino della tecnica unificatrice dell’economia, ma non dimentichiamo la libertà, la necessità di conservare o conquistare ai popoli un sistema di governo libero nel quale il programma sociale si sviluppi in armonia con la dignità e con i supremi destini dell’uomo. Se lo dimenticassimo, i colpi improvvisi della forza bruta ci richiamerebbero alla realtà, e anche chi si ritenesse fortunato nell’isolamento sentirebbe – e lo sente oggi – che la salvezza è nell’opera comune e nello stabilimento dell’unità».

(Discorso di De Gasperi alla Conferenza del Movimento Europeo, Archivi Storici dell’Unione Europea, ASUE – Fondo Alcide De Gasperi; “Il Popolo”, 5 luglio 1950)

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